«Battute, risate e duro lavoro. I segreti del nostro Mondiale»- Corriere.it

di Pierfrancesco Catucci

Il capitano dell’Italvolley campione del mondo: «Ha vinto un gruppo di amici. Mattarella tifoso, che orgoglio. La «Generazione di fenomeni»? Niente paragoni. Noi siamo noi e vogliamo continuare a esserlo»

Rideva Simone Giannelli. Rideva e non riusciva più a smettere. Con l’oro al collo e la coppa tra le braccia, girovagava nella Spodek Arena di Katowice nel tentativo di godersi ogni istante di un’impresa straordinaria. «È stata una reazione opposta a quella dell’Europeo — racconta —. Un anno fa scoppiai a piangere. Era un pianto liberatorio, il modo più naturale per sfogare le emozioni contrastanti che avevo accumulato, anche perché la delusione olimpica era ancora fresca».

Dopo il punto che ci ha consegnato il Mondiale, invece, non riusciva più a smettere di ridere, perché?

«Ero felice per quello che avevamo fatto e perché vedevo la gioia negli occhi dei miei compagni. Ma, non so se si è notato da fuori, ridevamo anche in campo».

In che senso?

«Sdrammatizzavamo gli errori e i momenti di difficoltà con una battuta. Scherzavamo. Sembravamo un gruppo di amici che si stavano divertendo con lo sport che amano. Non sembrava stessimo giocando per un oro mondiale. Credo di non essermi mai divertito così tanto in…