Balzac, il mito dell’obiettività e la credibilità di un giornalista- Corriere.it

di Aldo Grasso

Marco Damilano nel suo programma «Il cavallo e la torre» ha pronunciato una frase stabilita dall’Agcom sui principi di pluralismo, completezza, correttezza, lealtà

Giovedì sera, in apertura del suo programma
Il cavallo e la torre
(Rai3) Marco Damilano ha detto — come stabilito dall’Agcom — che l’ospitata del filosofo francese Bernard Henry-Lévy ha violato «i principi di pluralismo, obiettività, completezza, correttezza, lealtà e imparzialità dell’informazione». Ha recitato l’ordinanza dell’Autorità in fretta, con giustificato fastidio: «Andiamo avanti». E ha fatto bene. Basta rileggere la frase dell’Agcom (l’Autorità di garanzia delle comunicazioni è presieduta da Giacomo Lasorella, nominato da Giuseppe Conte) per capire che in poche parole sono stati cancellati anni e anni di grande giornalismo. Lasciamo perdere il pluralismo, il volto nobile della lottizzazione (forse Damilano avrebbe dovuto invitare anche un filosofo ungherese?), ma ormai sono anni che nessuno crede più alla favola dell’obiettività: un giornalista dice la verità, è corretto, è leale quando ammette di aver tratto i fatti secondo le proprie opinioni.

La credibilità di un giornalista (Montanelli, Biagi, Bocca o chi volete) dipenderà unicamente…