Appendino assolta dall’accusa di falso, le lacrime in tribunale: «Tanti anni dolorosi»- Corriere.it

di Massimiliano Nerozzidi

La gioia del M5S dopo la sentenza d’appello

TORINO Che l’incubo di Chiara Appendino è finito si capisce dai singhiozzi sbucati dall’aula numero 51 ancor prima che le porte chiuse (del rito abbreviato) si aprano. Assolta «perché il fatto non costituisce reato». Occhi azzurrissimi, trucco felicemente segnato dal pianto, spiega: «Sono lacrime liberatorie, ma anche di gioia — dice l’ex sindaca Cinque Stelle di Torino — perché finalmente è stata confermata la mia buona fede in tutta questa vicenda. Che è durata tanti anni ed è stata molto dolorosa».

La Corte d’Appello — presidente Piera Caprioglio — ha ribaltato la condanna del primo grado (6 mesi) e
respinto la richiesta di 9 mesi fatta dalla Procura generale
: non inserire a bilancio quel debito di 5 milioni di euro fu un errore in buona fede e non un reato, di falso ideologico. Era un’accusa contestata nell’ambito del processo Ream, ovvero la mancata annotazione nei libri contabili del Comune del debito maturato dalla città nei confronti della società Ream
, appunto, per la conversione di un’area, l’ex Westinghouse. Assolti dall’accusa anche l’allora assessore al Bilancio, Sergio Rolando, e l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana.

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