«Amavano il club Q»- Corriere.it

di Viviana Mazza

La madre di uno dei comproprietari del Club Q: «Quando era piccolo pensavo fosse un maschiaccio, poi ho capito che era sempre stato un uomo»

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK
— «Ogni volta — aveva scritto Daniel Aston su Twitter — ogni singola dannata volta che penso anche solo lontanamente di lasciare il Club Q, qualcuno si avvicina e mi dice “Tu sei la ragione per cui amo questo bar” oppure “Tu e Derrick mi fate sentire al sicuro qui”».

Daniel Aston, 28 anni, e Derrick Rump, i baristi del Club Q, sono due delle cinque persone uccise nell’attentato di sabato sera al locale queer di Colorado Springs. Aston, che portava i capelli «come Steve in Stranger Things» lunghi dietro e corti davanti, il «mullet» anni Ottanta tornato di moda, era anche un performer, un «drag king». Derrick, che in una foto appare con un crocifisso al collo, in una città nota per le chiese evangeliche che denunciano duramente l’omosessualità, era comproprietario del locale. «Era sempre sorridente e allegro. Molti di noi non hanno una famiglia e le persone Lgbtq+ hanno bisogno di un posto sicuro», dice Leia-Jhene Seals, cliente e performer.

Tra le vittime è stata identificata anche Kelly Loving, 40 anni, da poco trasferitasi a Denver,…