Affitti, cosa scegliere tra cedolare secca e regime ordinario? L’impatto dell’inflazione

Affitti, la scelta del regime fiscale: la situazione prima del rialzo dei tassi

Fin quando l’inflazione ha registrato valori molto bassi, o addirittura negativi, per un contribuente persona fisica che volesse dare in locazione a canone libero una casa, il problema della scelta del regime fiscale in pratica non si poneva. Tra le due opzioni in campo, il regime ordinario che prevede da una parte l’Irpef sul 95% del reddito, oltre al pagamento delle addizionali comunali e regionali oltre all’imposta di registro e, dall’altro, un prelievo onnicomprensivo (la cedolare secca) del 21% la bilancia pendeva dalla parte della tassa piatta. Il regime ordinario risultava conveniente solo nei casi in cui al contribuente spettassero detrazioni e deduzioni superiori al reddito imponibile oltre a quello di locazione, mettendolo nello stato di incapienza fiscale.

Ad esempio, ipotizziamo un contribuente milanese che abbia solo redditi da locazione per 10 mila euro e spese mediche detraibili per 6.000. Se scegliesse la cedolare secca perderebbe 1.140 euro di detrazione per le spese e a quel punto gli conviene optare per il regime ordinario, pagando 1.045 euro di Irpef, 117 di addizionale regionale, 0 per l’addizionale comunale e 100 euro di imposta di registro: totale 1.262 euro…