A pranzo andavamo all’Arel: Letta assediato dai candidati in cerca di un seggio sicuro

Serracchiani, Sereni, Boccia, Emiliano, De Caro. E poi i collegamenti con Speranza e gli sms con di Di Maio. Il segretario Pd sotto la pressione di chi cerca posti garantiti nel proporzionale

Intorno alle 13.30 esce Debora Serracchiani. Sguardo vago. La capogruppo del Pd alla Camera si infila gli AirPods alle orecchie e tira dritto verso i vicoli che portano in Senato. Passano cinque minuti ed ecco spuntare, in piazza Sant’Andrea della Valle, Marina Sereni. Buongiorno, viceministra anche lei qui in processione? “Ma io non mi ricandido, sto qui per Franceschini. Per capire come siamo messi”. Quelli di Area dem che rinunceranno al seggio sono diversi: Roberta Pinotti, Luigi Zanda, Fabio Melilli. “Infatti noi franceschiniani siamo morigerati”. Le liste sono un problema, no? “Mancano le donne”. Ci sarà la moglie del suo ministro capocorrente, Michela Di Biase. “Se lo merita, fa politica da una vita. E comunque pare che ci sarà anche la moglie di Fratoianni. Come si chiama?”. Poi Sereni compra una bottiglietta d’acqua, si fa forza entra in   questo palazzo razionalista, rivestito in bianco travertino. Già sede dell’Ina, adesso è varcato da tutto il centrosinistra, senza assicurazioni. Passano trenta minuti, esce Sereni.