A Bucha, quattro mesi dopo, dove ottocento cadaveri aspettano ancora un nome- Corriere.it

di Giusi Fasano

I campi restano minati, chi pu ricostruisce: La gente sta tornando. Ma nell’obitorio della citt venti frigoriferi sono pieni di corpi

Oggi ne sono arrivati nove. Noi proviamo a dare un nome a tutti, anche ai russi, quando ce li portano. Ma non sempre si riesce. Maria sta parlando di cadaveri. L’aria che si muove sposta ondate di molecole dall’odore insopportabile, lei indica i sacchi al sole in attesa dei refrigeratori, davanti all’obitorio, e dice che sono l perch i venti frigoriferi dentro sono pieni. Poi spiega che la maggior parte dei riconoscimenti avviene attraverso oggetti, qualche lembo di pelle con tatuaggio, a volte i vestiti.

Va cos, a Bucha. Quattro mesi dopo la liberazione, a 117 giorni da quando l’ultimo soldato russo ha lasciato questo territorio, Maria — 35 anni, medico legale — si ritrova ancora, ogni santo giorno, a fare autopsie alle vittime del mese pi barbaro che la citt abbia mai vissuto.

L’invasione era cominciata da poche ore quando le truppe di Putin in arrivo da nord avevano puntato Kiev. Bucha — come Irpin, Borodyanka, Horenka, Makariv — era sulla loro rotta, e gi il 27 febbraio il rumore dei primi carri armati, le prime esplosioni avevano risuonato per le vie del centro. In molti erano riusciti a…