Original Journey La recensione di un gioco che di originale non ha neanche il titolo
Original Journey La recensione di un gioco che di originale non ha neanche il titolo
Recensione

Original Journey La recensione di un gioco che di originale non ha neanche il titolo

Quando si è per secoli devastato il proprio mondo, la soluzione migliore è, naturalmente, quella di andare a devastare i mondi altrui



La storia narrata in Original Journey da Bonfire Entertainment somiglia leggermente al tipico "sogno americano",  con la differenza che in questo specifico caso ci troviamo in Cina.

In questo luogo, quello che prende vita nel 2015 come un progetto studentesco decisamente promettente, partorito dalla mente di Li’nan Tan con l’aiuto di alcuni compagni di corso, ottiene ben presto riscontri positivi all’interno dell’ambiente scolastico, compresi professori e studenti.

Da questo punto in poi, il gruppo di amici decide di portare a termine il progetto e presentarlo agli IGF (Independent Game Festival). Grazie al successo ottenuto vincendo come Best Student Game, il giovane gruppo di sviluppatori riceve la giusta attenzione da parte dei media e dell’industria videoludica, portandoli a fondare lo studio indipendente Bonfire Entertainment.

Quello che segue sulle pagine di Gamegurus.it è il resoconto della prova su strada di Original Journey, titolo giocato su PC tramite piattaforma Steam.


Original Journey La recensione di un gioco che di originale non ha neanche il titolo

Vagando per il Cosmo

Solitamente, anche nei racconti o film Sci-fi, il motivo che spinge una civiltà ad attraversare il cosmo è sempre quello di salvare la propria stirpe. Ebbene, Original Journey è proprio questo: un videogioco in cui saremo chiamati a vagare per lo spazio nel tentativo di permettere alla nostra razza di continuare a sopravvivere.

Noi facciamo parte degli Ato, abitanti di un pianeta come tanti, che è minacciata di estinzione per via della scellerata gestione delle risorse naturali, un problema risolvibile solo attraverso il recupero della Original Stone, una pietra leggendaria custodita su di un piccolo e selvaggio pianeta.

Ecco quindi che gli Ato partono alla volta della suddetta pietra magica e, naturalmente, lo fa armandosi a puntino con mech dotati delle armi più devastanti possibile. La trama non è certamente originale, così come non lo è la politica che porta al “vado - distruggo - prendo - torno”; d’altro canto tutta questa prefazione serve solo a giustificare la natura shooter di questo titolo che trova solo in questa parte ciò che di interessante ha da offrire.



Original Journey La recensione di un gioco che di originale non ha neanche il titolo

Il verde da amare e presto odiare

Original Journey si presenta come uno Shooter con elementi da Tower Defence e qualche piccolo accenno al genere RPG, come la gestione del loot e la possibilità di equipaggiare sul nostro mech le armi e le armature che si vanno sbloccando lungo il corso dell’avventura.

I livelli vanno affrontati uno alla volta ed ognuno di essi è infestato da nemici che è nostro compito blastare dal primo all’ultimo, prima di poter rendere l’area libera e proseguire verso il livello successivo ( un meccanismo che forse ricorda leggermente quello di Graceful Explosion Machine, recensito a questo indirizzo - NdR).

A bordo della nostra navicella madre sono presenti un’armeria dove acquistare armi sempre più potenti e un’officina in cui sono vendute armature più pesanti e resistenti agli attacchi delle specie autoctone del pianeta; naturalmente nulla viene regalato, specie in questo gioco in cui tutto ha un prezzo a dir poco spropositato.

La merce di scambio per ottenere tali potenziamenti sono dei diamanti che è possibile raccogliere una volta sterminati i nemici, ma oltre ad essi, è richiesta una certa quantità di materiali anch’essi reperibili tramite l'uccisione delle specie nemiche. Abbiamo anche la possibilità, in alcuni casi, di posizionare nell’area di gioco delle torrette che ci aiutano a colpire tutto ciò che si muove, ma in realtà queste ultime si rivelano spesso inutili, soprattutto in virtù della smodata potenza di fuoco a nostra disposizione.

Va detto, infatti, che il gioco punta ad essere un Soulslike come Nongunz, infatti anche qui i livelli vengono generati casualmente - o per meglio dire, quasi casualmente, dato il numero limitato di questi - e, in caso di morte, si va a perdere tutto quel che era stato accumulato, salvo poi recuperare il proprio loot nel momento in cui ci si imbatte nuovamente nel livello in cui è avvenuta la dipartita.

Perdere una vita in Original Journey risulta però fin troppo frustrante, anche per via di un level design poco ragionato e una scelta artistica non sempre impeccabile che portano il giocatore a cadere dalle piattaforme senza neanche effettivamente rendersene conto.

Questa formula di gioco potrebbe anche piacere agli amanti dei Soulslike, ma dubito fortemente possa perdurare nel tempo, andando a preferire il ritorno alla base ogni due o tre livelli per mettere al sicuro le risorse raccolte, cosa che è sempre possibile. Naturalmente questa scelta va a snaturare quello che era forse l'intento originale del team di sviluppo, generando una "rottura" della meccanica procedurale di base e portando il giocatore ad avanzare velocemente di livello fino al punto da essere OP in pochissimo tempo.

Se a questo si aggiunge un'intelligenza artificiale davvero infima ed una varietà di nemici anch’essa ridotta all’osso, ecco che abbiamo tra le mani un prodotto con un appeal davvero al minimo. Anche la componente gestionale delle armi e delle armature risulta presto inutile, poiché nel giro di pochissimo tempo nessun nemico sarà mai davvero una minaccia, anche senza dover cambiare arma o armatura, compresi gli scontri con i boss che tendono ad essere troppo facili e anonimi.

La parte che più attrae del gioco è la grafica totalmente disegnata a mano, almeno nelle fasi iniziali. Purtroppo la scelta cromatica non è tra le più felici e ci si ritrova a guardare uno schermo che propone solo una scala di verde e nero, ricordando fin troppo presto la bicromia del buon vecchio Game Boy. Magari all’inizio questa scelta può regalare qualche lacrimuccia nostalgica, ma con il passare del tempo si costringe il giocatore all’utilizzo di collirio e fazzoletto a causa del dolore oculare che si prova in sessioni di gioco medio / lunghe. Dal punto di vista sonoro invece, non vi è nulla che mi sia rimasto anche solo per sbaglio in testa, compresi gli effetti che sono sono ridotti ai minimi termini.  


Commento Finale

Mi dispiace dirlo, ma ci troviamo tra le mani un prodotto di livello davvero basso, almeno rispetto a quanto è attualmente offerto dal mercato. Dove l’idea iniziale poteva anche essere buona, la pecca arriva dalla realizzazione che risulta essere davvero troppo approssimativa. Si tratta evidentemente di scarsa esperienza sul campo, essendo il primo lavoro del team cinese Bonfire Entertainment e da questa esperienza, si può solo sperare in un netto miglioramento per il futuro, anche per il nostro bene di videogiocatori.

Original Journey è disponibile su Steam, ma sinceramente non mi sento di consigliarlo a nessuno, a meno che non si tratti di un vero amante sfegatato di shooter e affini. Con l’inizio dell’anno venturo sarà possibile acquistare questo titolo anche su PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch.

Voto Globale
45
Acquistalo

Approfondimenti

  • Original Journey in arrivo ad agosto su piattaforme Windows
    La versione per Nintendo Switch, PlayStation 4, Xbox One sarà disponibile sui rispettivi store soltanto durante il 2018

  • blog comments powered by Disqus