Nongunz, recensione fra il bianco e il nero
Profondità e semplicità

Nongunz, recensione fra il bianco e il nero

Un gioco non semplice per molti versi ed anche "diversamente immediato"

Ci sono giochi semplici da "fare propri" e con cui si ha da subito un rapporto di amicizia e conoscenza, in cui anche se magari non viene spiegato nulla riguardo armi, potenziamenti, mappa o condizioni ambientali, in ogni caso si riesce naturalmente ad intuire a cosa serve quel determinato oggetto o dove è possibile andare per ottenere quel qualcosa che tanto bramiamo; e poi ci sono quei giochi in cui, al contrario, quasi tutto rimane più oscuro e ostile, dove serve maggior impegno per individuare un passaggio o per “decifrare” l’ultima arma trovata e poterla così sfruttare al meglio delle sue potenzialità.

Due facili esempi sono l’ultimo capitolo di The Legend of Zelda e Demon’s Souls. Il primo, pur non dando indicazioni sulla gran parte degli oggetti o su parte dell HUD, riesce ad essere comunque intuitivo, non indica con voce tonante, ma suggerisce cosa fare con un lieve sussurro; il secondo invece è un titolo più cattivo che fa del giocatore la propria cavia, restando a guardare dall’alto quanti errori farà il suo “topolino” prima di capire come procedere, ma lo fa con grande atmosfera e con una lore opprimente, capace di incollare il giocatore allo schermo. Poi c’è Nongunz.

In questo titolo sviluppato da Brainwsh Gang è davvero forte la componente "oppressione e risentimento", al punto che gli stessi sviluppatori parlano del loro gioco come di un'esperienza permea di nichilismo volta allo scoprire, poco per volta e tramite simbolismi vari, il vero senso del gioco stesso.

Nongunz, recensione fra il bianco e il nero

Il Bianco e il Nero

Lo stile adottato dagli ispanici programmatori è minimalista e retrò. Non si tratta di semplice pixel art come oggi va tanto di moda dire, ma di una vera scelta ambientale volta a mostrare visivamente dei concetti quali la morte e la desolazione di un'esistenza passata affannosamente a trovare un senso a quello che si fa ed al perchè lo si deve fare.

Il ritorno alla vita del nostro avatar passa attraverso una schermata bianca in cui si intravedono solo dei neri appigli che ci riportano di balzo in balzo alla dimensione reale della vita, una dimensione rappresentata da paesaggi in bianco e nero che regalano immediatamente angoscia e mal di vivere, ma che dovremo comunque attraversare per scoprire il senso di tutto.

Devo dire che sotto questo punto di vista i ragazzi di Brainwash Gang hanno lavorato davvero bene e concettualmente si riesce a respirare questa visione nichilista di Nongunz, questo anche grazie ad un accompagnamento musicale ossessivo e cupo al punto giusto. Di contro la scelta bicromatica unita allo stile pixellato porta anche ad un affaticamento oculare non irrilevante che non aiuta ad affrontare lunghe sessioni di gioco.

Nongunz, recensione fra il bianco e il nero

Spara che ti passa

Nongunz è di fatto uno sparatutto con forte componente roguelike e questo significa che il nostro personaggio non farà altro che sparare come un folle a tutto ciò che si muove in un mondo che si genera in maniera del tutto casuale nel momento in cui vi mettiamo piede.

E’ presente una sorta di Nexus (Soul’s docet) in cui si inizia l’avventura e in cui potremo spendere il nostro bottino per potenziarci e migliorarci, ma va ricordato che come da tradizione in questo genere di giochi, se si muore si perde ogni potenziamento e tutto il proprio bottino.

Ora, ho definito “bottino” quello che potremo spendere in miglioramenti vari ma sarebbe più corretto definire questa valuta come “anime” (ed anche qui vi è un rimando ai vari Soul’s) e queste aumenteranno autonomamente con il passare dei secondi, dei colpi andati a segno e dalle combo che sarete in grado di effettuare uccidendo più nemici in sequenza.

Oltre a questo Nexus è presente una chiesa in cui, una volta varcato l’ingresso, si entrerà nel vivo del gioco. Si ha a disposizione una pistola dai proiettili illimitati che può essere potenziata e sostituita da altre armi ben più potenti che si potranno trovare in giro per i labirinti, con la limitazione di una sola arma in più oltre alla pistola per ogni tentativo post-mortem.

E’ possibile anche fare capriole e scivolate con tanto di personaggio che spara verso l’alto proprio come visto in capolavori del trash come Sharknado 3 e questo, va detto, da una certa soddisfazione. I nemici sono abbastanza vari e deliranti, si passa da gambe saltellanti, dita che strisciano come vermi e strani ammassi di simil bulbi oculari tanto per fare degli esempi.

Vi sono anche stanze all’interno dei labirinti in cui sarà possibile acquistare vari potenziamenti che possono aumentare la velocità di movimento o il rateo di fuoco ed anche scrigni sparsi qua e là che possono anch’essi aiutare, ma per aprire tali scrigni si dovrà sacrificare una parte della propria vitalità e questo porta a dover fare delle scelte in base alla propria salute.

Quello che però non convince del titolo è il forte senso di ripetitività che si inizia a respirare dopo poche ore. Bastano già due o tre ore per non aver afferrato il senso del gioco, ma per essere stufi della varietà generale dello stesso, dato che non tutti sono disposti a passare molto tempo per capire il vero significato di un oggetto trovato visto e considerato che non vi è alcuna didascalia o comunque nulla di simile.

Pur essendo molto semplice come struttura generale in realtà richiede studio ed attenzione e come dicevo prima lo stile grafico non aiuta in caso di sessioni prolungate. Si tratta di un gioco punitivo ma in un certo senso aperto anche a chi vuole solo sparare a caso senza minimamente pensare all’idea che sta dietro al gioco.


Commento Finale

Nongunz è un titolo ben ispirato con un gameplay immediato e oscuro in egual misura. Non si tratta certamente di un titolo aperto a chiunque e allo stesso tempo può essere apprezzato anche da chi cerca solo un po’ di nemici da fare fuori senza farsi troppe domande, ed è qui che si può trovare il suo difetto più grande: essere accessibili e non essere accessibili allo stesso tempo porta irrimediabilmente ad essere anonimi e ad annichilirsi senza lasciare, quindi, traccia di sé.

Il risultato è un titolo che sulla carta risulta interessante, ma che una volta entrati nelle meccaniche risulta per assurdo superficiale. Per intenderci...provate ad immaginare la trilogia de Il Padrino recitato da Goku e soci.

Voto Globale
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Lian Underwood