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Ciclicità temporale

Videogames 40 anni fa, oggi

Perchè il feeling del retrogaming rischia ancora di togliere lo scettro ai titoli 'Tripla A' e la tanto sognata Realtà Virtuale

I mitici anni '70. Chi, fra i quarentenni di oggi, non li ricorda con piacere ed un pizzico di malinconia? La libertà che si assaporava giorno per giorno e la forza con cui si lottava per qualsiasi cosa, anche per i propri diritti. Anche i trentenni di oggi ricordano con grande enfasi i favolosi anni '80 e quel senso di "tutto è possibile" a cui si era stati abituati, complici i trend culturali imposti soprattutto dai bombardamenti mediatici. Ma in tutto questo fatevi un favore: non dategli retta. Si lettore, proprio tu... hai capito bene, non credere a quello che ti è stato raccontato dell'epoca che non hai vissuto o che pensi di aver vissuto!

Fatti raccontare in quanti potevano permettersi una casa propria senza correre il rischio di non riuscire a pagare il mutuo, salvo gli ereditieri. Fatti dire in quanti bei posti nel mondo sono stati in vacanza o ancor più semplicemente, come funzionava il mercato del lavoro. Il rispetto per il prossimo era sicuramente maggiore... o forse diverso? Il cibo era migliore, l'aria era migliore, peccato che si preferiva comunque cedere agli eccessi. Siamo cambiati così tanto rispetto a quel ventennio?

A questi tizi, lettore, i malinconici degli anni '70 e '80, dai retta soltanto se ti parleranno di quanto la tecnologia in quegli anni, fosse diventata accessibile e fruibile al ceto medio. Credigli se ti diranno che il mondo dei videogiochi era così vario, divertente e anche malvisto, da sembrare quasi fantascienza per i canoni con cui ti lasci andare al pad, oggi.

Non erano le console, erano i videogiochi. In ogni loro forma e colore. Coin-op di vario tipo e esperienza arredavano le sale giochi. I videogames erano anche mossi da cristalli liquidi monocromatici, non da pannelli con milioni di colori e una risoluzione 4K. C'erano gli indimenticabili Game & Watch o per noi del vecchio paese, i Gig Tiger... cavolo, i GIG TIGER! Il mondo dei computer ha goduto di una crescita incredibile sotto ogni punto di vista e al termine di questi favolosi anni, le prime console portatili albeggiavano sul mercato per conquistarlo, proprio come l'indimenticabile Game Boy di Nintendo. Era il mondo dei videogiochi partoriti e giocati dalla fantasia, erano quei videogiochi in cui il divertimento, misto alla frustrazione per l'estrema difficoltà e l'impossibilità - spesso - di salvare, ti faceva sentire sempre più appagato per aver completato un solo misero stage dopo un'ora di gioco.


Chi sarà la nuova atari?

Non esistevano motori grafici complessi o diverse centinaia di persone concentrate su un unico progetto. Esistevano gli sprites bidimensionali, una gamma di colori limitata e bastavano quelli a creare esperienze incredibili, fra l'altro ancora oggi giocabili e altamente appaganti per alcuni della nuova leva. Erano i videogiochi capaci di mettere in moto la creatività e con essa, la voglia di sperimentare cose nuove. No, la droga c'era anche prima, come il porno del resto.

Siamo un po' tutti figli degli anni '80 o se preferite, perchè vi ci rispecchiate di più, degli anni '70 e come tali, stiamo sparando le ultime cartucce caricate dagli Yuppies. Ci muoviamo sul filo della spregiudicatezza economica come se aiutasse a creare qualcosa di nuovo, di importante, qualcosa in grado di migliorare la nostra esperienza. Aveva ragione Tesla: "La scienza è solo una perversione se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità" e la rincorsa verso il 4K, così come lo è stato per i 1080P, ne è un perfetto esempio. Oggi produrre un videogioco costa una cifra impensabile ed è utilizzabile per un periodo anche 4 o 5 volte inferiore a quanto si faceva con un titolo autoprodotto trenta anni fa. Non c'entra nulla l'età, il tempo libero o le possibilità economiche... lettore svegliati! Cosa resterà dei nuovi videogiochi fra 30 anni se non la scritta: "i server sono disattivati, non puoi iniziare la partita"?

Ecco, è qui che le esperienze passate colgono nel segno e dimostrano quanto il ciclo dei videogames sia prossimo al reset. Non tecnologicamente, sia chiaro, ma concettualmente. Ti sei mai chiesto, lettore, perchè siano sempre di più i remake di vecchi titoli, collection e addirittura riedizioni di console e controller del passato, rispetto alle produzioni originali? La risposta è semplice: siamo al capolinea della creatività e della possibilità di esprimersi. Sono troppi i rischi di un fallimento commerciale del singolo prodotto ed è a causa di questo che gli sviluppatori, incapaci di rinunciare ai sogni, entrano in gioco vestendo i panni dei supereroi della lega Indie.

Purtroppo siamo stati abituati ad un modus operandi di ricambio tecnico e tecnologico imposto dal mercato. Il modello di riferimento più prestante soppianterà il precedente, almeno finché un nuovo lampo di genio e un guizzo strategico che normalmente è possibile definire "di estrema semplicità", non irromperà nell'industria, divenendo il nuovo punto di riferimento. Nintendo, figlia di questa filosofia a cavallo degli anni '80, spiazzò tutti con un prodotto semplice, immediato, fresco, dal costo accessibile e ricco di divertimento per tutta la famiglia. Si, proprio come Atari. Ha persino sfiorato per la seconda volta l'obiettivo con Wii, perdendo però i pezzi di quello straordinario successo lungo la strada. Sarà lei la nuova Atari? Difficile dirlo, anche perchè gli è bastato digitare su Google la parola "Pokémon" e premere il tasto "Go" per distruggere ogni record, anche se di fatto, solo una percentuale di questo "culo", si diciamolo... era da attribuire alla casa di Kyoto. Successivamente a questo fortunato incidente, ma si sà, c'è sempre di più alle spalle, è stata anche capace di chiedere a Mario di andare a prendere una mela, così... per vedere l'effetto che fa ed eccola pronta a lanciare il suo personaggio più noto sui dispositivi Apple. Cosa pensate possa uscirne fuori da Super Mario Run se non un ottimo profitto per i rispettivi attori?

La nostalgia è quel sentimento che si prova per qualcosa che non c'è più. Fortunatamente, il retrogaming non ha mai smesso di esistere

Sarà forse Sony la nuova Atari? Lei, capace di far rivalutare il marchio PlayStation solo grazie alla quarta generazione di console? Certo, Lanciare il prodotto di gran successo e dar seguito al momentum con l'arrivo di altre 2 versioni migliorative, oltre che ad un dispositivo per la Realtà Virtuale è assai rischioso, ma è pur vero che tiene le redini del mercato home, almeno attualmente. I servizi offerti sono validi, ma ancora un po' indigesti a parte il PlayStation Network ed i suoi titoli scaricabili mensilmente.

E Microsoft, riuscirà ad imporsi rispetto alla diretta rivale Sony, nonostante il brand Xbox non decolli come probabilmente meriterebbe? I fondi apparentemente illimitati dovranno pur portare a qualche risultato, scavalcando almeno di un gradino quella fanbase che si porta dietro dalla prima console. La sua Xbox One S è riuscita ad aumentare pesantemente le vendite del momento rispetto alla concorrenza, ma questo basterà ad evitare il tracollo del brand? Eppure la partenza di questa One è stata esaltante, ricca di esclusive e titoli che hanno lasciato ben sperare, se non fosse stato per il prezzo di lancio ed un errore indelebile nella fase di presentazione.

Videogames 40 anni fa, oggi
Curiosità

Sapevate che gli anni '80 sono considerati come l'apice della cosiddetta età dell'oro videoludica grazie al numero di generi e videogiochi prodotti? Molte delle icone ancora oggi vigenti arriva proprio da quel periodo... basti pensare a Jumpman, l'ormai conosciutissimo Super Mario.


Conservatori o nostalgici?

Microsoft Scorpio, PS4 Pro o Nintendo NX cosa potranno mai offrire in termini di esperienze ludiche che non siano già state percorse in passato? Cosa, a conti fatti, ha potuto offrire l'inarrivabile The Legend of Zelda: Ocarina of Time, rispetto a The Legend of Zelda 3: A Link to the past? Lettore, me lo sono chiesto tante volte, li ho giocati altrettante volte eppure, a parte la veste puramente grafica, di base abbiamo dei prodotti molto simili come concetto. Gli stessi open world tanto cari alle nuove generazioni, conditi da grafica realistica, cosa hanno permesso in più, rispetto a quanto era possibile fare in precedenza? Non ci si può fermare solo all'input ottico, abbiamo almeno cinque sensi ufficialmente riconosciuti.

Va benissimo il balzo tecnico, va anche bene l'aver intrapreso la strada del realismo, ma perchè si è sacrificata la creatività e il divertimento che solo un'opera di fantasia riesce a dare? Perchè oltre a Fifa 17 e Pro Evolution Soccer 2017, non è arrivato un nuovo Fever Pitch Soccer, un Mega Man Soccer o un Super Sidekicks degno di questi nomi? Dove sono finiti tutti quegli esperimenti che neanche il miglior Wipeout ha saputo traghettare a lungo nelle generazioni? Ma soprattutto, perchè etichettare i videogiochi sulla base dell'investimento intrapreso, quando un videogioco odierno, con una grafica incredibile... mi costa almeno 70 Euro? Voglio dire, utilizza uno schema di controllo estremamente standardizzato, automatizzato e alla fin fine, dopo 10 ore di gioco, mi ha fatto anche rimpiangere della spesa? Fortuna che l'usato ha ancora mercato.

Ed eccoci qui lettore, faccia a faccia a parlare del perchè hai preordinato il NES Mini, hai acquistato la collection del Mega Drive su Steam, fai di tutto per credere che l'emulazione sia solo per test o perchè magari ti sei infognato nelle aste di Ebay nel tentativo di accaparrarti tutto il possibile sul retrogaming. "Ma sai... la curiosità, il fascino del vintage..." o magari il ca -bip- o di divertimento... vero lettore? Non è forse magia il premere "Power" su un oggetto di 30 anni fa e scoprire che ancora funziona?

Caro amico che stai leggendo, non ci conosciamo probabilmente, ma una cosa è chiara: anche tu sei parzialmente insoddisfatto degli attuali videogames, se sei sceso così in basso nel rivangare il passato come me. Non c'è nulla di cui vergognarsi, non aver paura della 'perculata' dell'amico se ti vede giocare con quei cartuccioni che se cadono a terra, rompono le mattonelle. Anche lui, in gran segreto, invidia i racconti tragicomici degli amici o dei genitori mentre ai loro tempi giocavano a Track & Field consumandosi i polpastrelli o i polsi. No, non capire male, intendo i pomeriggi passati a videogiocare con gli amici, magari per spezzare dalla partitella a calcio o dall'uscita con la nuova ragazza.

Mi piace definirmi conservatore, più che nostalgico ed è per questo che ho speso tante parole per dedicare ai videogiochi del passato, alcuni dei miei più intimi pensieri. L'amore per una forma d'arte che durante la mia adolescenza, in pochi riuscivano a capire, mentre oggi in troppi la stuprano, senza donarle le giuste attenzioni. La nostalgia è quel sentimento che si prova per qualcosa che non c'è più. Fortunatamente, il retrogaming non ha mai smesso di esistere. Lettore, andiamo a berci una birra che ti mostro in quanti modi riesco a passarti la legna a Street Fighter II o quanti gol di rovesciata posso segnarti in Premier Soccer...


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Federico D'Aco