Ho collegato Nintendo Switch per giocare, ma qualcosa non è andata come avrei voluto
Esperienza

Ho collegato Nintendo Switch per giocare, ma qualcosa non è andata come avrei voluto

Nessun guasto o problema tecnico. Mia moglie ha voluto provare la console ed ho passato il tempo a studiarla come semplice osservatore

Una nuova console, che sia targata Sony, Microsoft o Nintendo, va sempre onorata nella giusta maniera. Le operazioni da eseguire sono abbastanza banali per un videogiocatore che si rispetti e comprendono mesi di discussioni sulle ipotetiche funzionalità e potenzialità della piattaforma, prime delusioni e gioie dalle comunicazioni ufficiali delle major e test effettuati dalla stampa, senza dimenticare i salti spazio temporali  fra un negozio e l'altro della città per riuscire a prenderla qualche ora prima degli altri videogiocatori sparsi nel paese, in modo da poter finalmente dire: “eccola, è mia, ce l’ho fatta prima di voi! Prrr!”.

Bene, questa è più o meno la mia storia con Nintendo Switch, una console su cui ho riposto molte speranze - essendo un grandissimo fan dei videogiochi di Kyoto - dopo la lieve delusione ricevuta con Wii U a causa delle latenti uscite software, un aspetto che in teoria non dovrebbe caratterizzare la nuova piattaforma e sulla quale punto molto per la tipologia di esperienza proposta, perfettamente in linea con le mie esigenze sempre più “ballerine” di videogiocatore.

La fortuna e un po’ di esperienza personale mi hanno aiutato ad ottenere la console durante la giornata di ieri, proprio quando Amazon e altri distributori avevano già dato segno di rottura del mitico Day One ( è quella giornata in cui ogni videogiocatore va fuori controllo) insieme al gioco più atteso dell’anno: The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Preso il materiale, in un’istante - roba che Flash mi spiccia casa - mi sono proiettato mentalmente all’interno di Hyrule, pensando: “si, sarà una giornata fantastica, almeno due ore di gioco ininterrotte”.

Tutto contento come solo i Nerd possono immaginare, mi sono ritagliato del tempo da dedicare alla preparazione della postazione da gioco, adagiando in una scatola Wii U e facendo posto alla nuova arrivata, seguendo in ordine cronologico queste specifiche operazioni:

  • aperta scatola a mo’ di Satoru Iwataricorderò per sempre il suo unboxing di Wii U – in un tempo stimato di 30 o 40 minuti. Certe cose vanno fatte con le dovute attenzioni.
  • 5 minuti di stupore per le dimensioni di console e Joy-Con
  • collegato cavi e periferiche con la delicatezza di un chirurgo ( il “clack” dei Joy-Con che ve lo dico a fa)
  • prese fascette in stoffa con strap per dare la giusta misura ai cavi senza danneggiarli, poi avvolti come solo un esperto collezionista e videogiocatore sa fare
  • chiusa con cura la scatola facendo attenzione di aver piegato al meglio le bustine di plastica
  • avvio della console

Presa posizione sulla poltrona, ho creato il profilo utente e configurato Nintendo Switch.

Ho collegato Nintendo Switch per giocare, ma qualcosa non è andata come avrei voluto

Clack, brividi...

Come avrete già visto in decine di unboxing e filmati dedicati all’avvio della console, fra l'altro uno molto simpatico potrete vederlo poco sopra, il logo Switch con il famoso effetto sonoro dei Joy-Con (il clack, appunto) è qualcosa di estremamente iconico e già presente nella memoria di chiunque abbia ben presente cosa sia la nuova console di Nintendo.

Configurato avatar, nick ed altri semplici passaggi guidati, si viene proiettati in quello che è il sistema operativo di Switch: un ambiente semplice da comprendere, immediato e reattivo, nonché essenziale per quello che deve interessare al videogiocatore. Profili utente in alto, al centro dello schermo le applicazioni da utilizzare e subito sotto le App utili a gestire le funzioni base della console. Stop.

Da buon informatico, la prima cosa sulla quale il mio sguardo si è posato è stato l’ingranaggio presente nella parte bassa a destra; il tipico simbolo che viene messo li per i Nerd, del tutto bypassabile dai comuni esseri umani. Selezionandolo, si accede all’interfaccia dedicata alle impostazione in maniera immediata, senza caricamenti, con accesso alle informazioni senza possibilità di errore.

Essendo un maniaco del controllo, ho attivato prima di subito l’indicatore del livello della batteria, di default assente. Verificato che schermo, risoluzione e connessione Wi-Fi rispecchiassero la mia configurazione casalinga, oltre tutta una serie di curiosità sui parametri e le applet che avevo avuto modo di approfondire tramite l’articolo pubblicato sulle documentazioni dedicate agli sviluppatori, sono tornato nella home certo di una cosa: tutto quello che mi aspettavo era presente.

Da li un lungo respiro e tac! Notifica sulla disponibilità di un aggiornamento della console. “Ci vorranno ore. Uff, proviamo”. Due minuti, due, e la console era già pronta per essere utilizzata. Cursore di selezione sopra l’icona di Zelda e… avvia. Paura. Boom!

Ho collegato Nintendo Switch per giocare, ma qualcosa non è andata come avrei voluto

Tutto molto bello. Fine dei giochi

Ho provato per circa quaranta minuti The Legend of Zelda: Breath of the Wild, soprattutto per capire quanto le critiche mosse verso l’ergonomia dei Joy-Con sganciati o agganciati al grip, fossero reali. Non so dire in che modo alcuni videogiocatori utilizzino i propri gamepad, ma personalmente parlando, li ho trovati abbastanza comodi. Nessun miracolo, ma i compromessi da accettare sono minimi se si pensa a quanti tipi e tipologie di esperienze si prestano questi mini controller.

Sono stato 20 minuti a fare "la Ola" sulla poltrona, con le braccia messe in posizioni che solo Michael Jackson avrebbe potuto, senza notare dolore o difficoltà di movimento. Inizialmente colpito in negativo dalla breve corsa delle leve analogiche, ho imparato velocemente a controllarle, sperimentando anche le reazioni di Link alle diverse inclinazioni delle stesse. Insomma, per quanto riguarda Zelda mi sono ricreduto, il sistema di controllo funziona, è intuitivo e per quanto non siano comodi i tasti dei menu “+” e “-“, il loro utilizzo non è risultato proibitivo come qualcuno aveva anticipato.

Dopo questo test mi sono parzialmente ritrovato spiazzato dall’utilizzo del Joy-Con Grip, che invece impone una rigida posizione delle braccia per poter essere utilizzato. Come il precedente, con un minimo di pratica ci si abitua senza rimpiangere l’utilizzo di un controller più classico come quelli forniti con PlayStation 4 o Xbox One, offrendo al giocatore una solida impugnatura su cui scaricare la propria tensione nei momenti più nevralgici dell’avventura.

Nel complesso questi due metodi di gioco li reputo assolutamente non traumatici o limitanti, anche se non posso parlare a nome di tutti i videogiocatori. Oserei invece dire che la modalità portatile è decisamente più scomoda delle precedenti per via della mancanza di spessore dei Joy-Con, che collegati alla console, non permettono la classica impugnatura a mano chiusa.

Giunto nei pressi del secondo Sacrario, i mini dungeon di Zelda, un’ombra oscura si è levata dietro le mie spalle: era mia moglie. “Posso creare il profilo?”, mi chiede. “Ok”, rispondo io, “giusto il tempo di salvare i progressi e ti aiuto a crearlo”. Quella è stata l’ultima volta che ho potuto mettere mano su Nintendo Switch. In circa un’ora, passata a guardare “Le regole del delitto perfetto” tramite MySky, è passata dalla modalità Dock e Joy-Con con Grip, a quella portatile. Direzione letto, coperte ben sistemate e buonanotte ai sognatori. L’ho vista giocare un po’ a Zelda prima di addormentarmi, poi il buio… e l'attesa di quella voce...”svegliati...svegliati Federico...”

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Federico D'Aco